concetto e coreografia -  Lucia Guarino

danza - Lucia Guarino 

musica - Stefano Pilia 

luce e spazio – Gianni Staropoli

aiuto alla drammaturgia - Emma Tramontana 

costumi - Hilary Bockham 

durata - '45 min 

 

autoproduzione

organizzazione, amministrazione - Associazione Culturale Nexus

sostegno alla residenza artistica - CURA centro umbro residenze artistiche, 

Spazio Zut , KilowattFestival -Kilowattuttol'anno - , Home - centro creazione coreografica 

Speciali ringraziamenti a - Luca Del Pia , Lorenzo Letizia , Paolo Pinaglia , Futura Tittaferrante. 

 

 

SUPERSTITE ( progetto in creazione  )                    2019-2020

 

Superstite è una riflessione su ciò che rimane dopo una mutazione, un cambiamento e si fa carico di una storia che a tratti appare sbiadita o mutilata. Un corpo solo, da solo, esplora le infinite declinazioni del “ vuoto che resta ”. Il frammento non è una scoria, tutto il contrario. Piccola parte che ti parla di un possibile “tutto” di una possibile interezza che apre all’immaginazione di un tempo nascosto e di una possibile diversità.

Cosa muove la parte mancante? Quali confini e quali forme prova a ridisegnare?
Il corpo superstite racconta un vuoto e sia esso stesso che chi lo osserva sono avvolti da un continuo movimento di indagine su questa mancanza. Un’azione coreografica dove il movimento, tramite di vita, si pone in relazione a una dinamica più grande che appartiene alla costante instabilità e precarietà dello stato di sopravvivenza.
Ed è proprio in questo tendere credere, attraversare, aprire il corpo al vuoto, allo spazio non conosciuto, che appare la danza.
Movimento misterioso, presente nell’intensità e nella qualità, che vive in quel limite tra specificità, forma, postura, spazio, tempo.
Un continuo riassestamento del corpo nel vuoto, vero spazio vitale, come tensione a un possibile esserci.

APPROFONDIMENTO  

Una riflessione su cosa è il corpo superstite. Ciò che resta apre a un immaginario più grande di quello che è la storia del corpo stesso e la bellezza del vuoto assume un particolare fascino.

“Proprio sulla soglia del vuoto che crea la bellezza, l’essere terrestre, corporale si arrende, depone la sua pretesa di essere separatamente e persino di essere , se stesso”  scrive Maria Zambrano.

La bellezza del vuoto non è il nulla ma forse il poco e l'attesa del possibile, il punto ultimo dell'essere.

Nella misura in cui contiene in se la contemporaneità ha la possibilità di aprire a nuovi segni e nuovi perimetri  perché ciò che resta, ha la possibilità di creare altre strade, in quanto corpo non intero.
Il superstite si affaccia ad un solco, qualche cosa che non c'è più, e questo solco è il possibile, una ferita profonda, un buio, un ricordo, un racconto di noi all’interno di quello spazio che ora è vuoto . 

 

concetto -  Lucia Guarino, Emma Tramontana 

coreografia - Lucia Guarino 

danza - Elisa D'Amico, Lucia Guarino 

contrabbasso, oggetti – Matteo Bortone 

costumi - Elisabetta Baroni

luci – Lucia Guarino 

dramaconsulting - Emma Tramontana 

durata - '40 min 

produzione, organizzazione, amministrazione - Associazione Culturale Nexus 

co-produzione - NovaraJazz 

curatore - Enrico Bettinello

sostegno alla residenza artistica - CSC centro per la scena contemporanea , Spazio K, Il Vivaio del Malcantone, SPAM reti per le arti contemporanee, l'Asilo

 

 

UNA CREPA, NOSTALGIA DELL'ORO                   2017-2018 

 

“il linguaggio è una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l’altro. E’ come se avessi delle parole a mò di dita, o delle dita sulla punta delle mie parole. Il mio linguaggio freme di desiderio” -R.Barthes - 

Una scossa avviene improvvisamente. Lo sfasamento prodotto da oscillazioni e vibrazioni di due forze opposte apre una crepa e tutto viene sconvolto. La struttura crolla, lo spazio si modifica, la frattura diventa lo scarto necessario a creare nuove relazioni in movimento. Quali forme genera il desiderio di tornare all’origine da cui ci siamo separati? Come si fa a stare vicini? Se il corpo si fa in pezzi la vera protesta è quella di provare a ricostruire, di sostare in quel luogo sacro che scopre alla fragilità del non finito e a nuove forme possibili di equilibrio.

La danza e la musica si incontrano e dialogano in un territorio vivo di risonanze e deformazioni. Il corpo sonoro, emesso dal contrabbasso in acustico, è parte del paesaggio e partecipa della struttura coreografica muovendo lo spazio attraverso pratiche di avvicinamento, slittamento, oscillazioni, ripetizioni, prolungamenti, blocchi, lievi spostamenti, variazioni di ritmo.

APPROFONDIMENTO  

 

Il lavoro nasce da alcune domande fondamentali: Cosa produce nei corpi la rottura? Di quali affetti siamo capaci oggi? - Deleuze -

Cosa ci fa divenire il dialogo con l'altro? Cosa significa comunicare? Come si fa a stare vicini?

All'interno di una relazione il dialogo si fonda sullo scarto tra l'uno e l'altro e gli equilibri vengono mantenuti fin quando si ha la necessità di ascoltarsi e restare uniti. Così se i terremoti avvengono nelle zone di confine tra placche, la crepa si apre proprio laddove due corpi uniti non coincidono perfettamente. Il terremoto nasce perché in alcuni momenti e in alcune aree, a causa delle forze interne, delle pressioni, tensioni e attriti tra le masse rocciose, tali movimenti avvengono in maniera improvvisa e repentina, "come un ingranaggio che si sblocca".

Da questa suggestione la tecnologia coreografica parte dallo studio della fisica del terremoto e sviluppa una serie di pratiche basate sul movimento oscillatorio e la risonanza. Il corpo viene scosso dal basso, il movimento risuona in esso attraverso oscillazioni, modificando il suo stato di quiete. Le strutture si deformano, si muovono seguendo i piani di oscillazione, occupano autonomamente lo spazio, avvicinandosi, allontanandosi e in alcuni momenti accordandosi.

Accanto alle due danzatrici si inserisce il contrabbasso, strumento che riporta al suono della terra, alla sua gravità. Il suono, considerato come parte integrante della struttura, muove lo spazio e si muove insieme alle ossa, alla pelle, al vuoto tra i corpi. Il duetto diventa un terzetto e la risonanza tra i tre muoverà tutto. La partitura è originale e eseguita suonata dal vivo in un dialogo costante fra traccia scritta e improvvisazione.

ALTRO  

"Performance di grandissima qualità che se forse è esagerato definire mistica, certamente non lo è definirla ipnotica."

Mario Grella, La voce di Novara 

"Nella struttura coreografica non vediamo mai all'opera un'estetica del movimento fine a se stessa, esibita magari con intento calligrafico, piuttosto è sempre presente una sorta di robusta funzionalità a una drammatica elementare, che emerge dalle contrapposizioni e dagli attacchi e stacchi, senza alcuna narrazione ... è' una danza che ha il pregio di mostrare in piccolo e dilatare le opposizioni che abitano il corpo umano."

Franco Acquaviva , Sipario 

"Una crepa, nostalgia dell’oro capovolge l’intero significato della danza di Matisse , o meglio trasmette la fatica di inseguire (malgrado tutto) il sogno di ristabilire una conciliazione, dopo una rottura ...La danza, come “emblema dell’insieme, della comunione, del legame quasi indissolubile” ma impossibile da realizzare, di nuovo."

MariaFrancesca Stancapiano, Rumor(S)cena

 

concetto e coreografia -  Lucia Guarino

musica – DJ Pinchado , Pulsar 

luci – Antonio Rinaldi 

durata - '20 min 

produzione , organizzazione, amministrazione - Associazione Culturale Nexus

coproduzione - TeatroLiberoIncontroazione 

sostegno alla residenza artistica - Caos \centro arti opificio siri, Espacio Cultural

Pata de Ganso, Il Vivaio del Malcantone, Spazio K, Spazio Zut.

Speciali ringraziamenti a - Dance Moves Cities 2014, Terni Festival, Movin'Up14, Birrificio Metzger Centro di Cultura Contemporanea Torino, Collettivo Kirillov, Errico di Tenne .

 

 

RETIRO                                                      2015-2017

 

“we  must take seriously the idea that public space is a question”

- Rosalyn Deutsche -  

 

La riflessione sviluppa i tre elementi dello spazio: il privato, il pubblico e il momento che intercorre tra i due, il “tuffo” come estremo atto di libertà e coraggio o come accettazione del proprio fallimento.

L'incanto è nella sua estetica e l'obiettivo è quello di interpretare l'immagine del ribaltamento del corpo e della cristallizzazione della spirale dinamica che avviene un attimo prima dello “schianto”. L'attimo dove la bestialità e la ragione, tra vertigine, ritualità e coraggio, si incontrano.

Il modello, che si riferisce al “Cry for help”, descrive una strategia dell'individuo: attirare l'attenzione su di se e produrre un cambiamento immediato nell'ambiente delle persone a cui è rivolta la comunicazione.

APPROFONDIMENTO  

 

Il lavoro nasce da una riflessione sul significato di spazio pubblico e spazio privato, nato all’interno della piattaforma Europea Dance Moves Cities 2014, e dall’urgenza di indagare l’atto estremo del suicidio come esempio tangibile di relazione tra pubblico e privato. 

“Da qualsiasi prospettiva si studi il suicidio, si pone l'accento sul fatto che l'individuo è vittima della società e dunque il gesto è una risposta alle forze sociali sulle quali non si ha controllo” - Durkheim. 

Il nome del lavoro è stato ispirato al quartiere di Buenos Aires, Retiro. Retiro è una delle Villas Miseria della capitale argentina dove la conformazione urbana, gli odori, i colori, i suoni, le relazioni sociali creano un paesaggio dove pubblico e privato sono totalmente mescolati, dove la negoziazione e il compromesso della vita sono evidentemente  alla base della sopravvivenza. Da qui la scoperta della Cumbia Villera e la decisione di utilizzare questa all’interno del progetto. La Cumbia è una musica popolare tipica del Sud America dove i testi hanno a che fare strettamente con il disagio sociale e i suoni portano a danze vertiginose caratterizzate dalla perdita del centro e dell’equilibrio. 

ALTRO  

PRIMO PREMIO del PRESENTE FUTURO FESTIVAL 2017 

"una performance di grande rigore tecnico ed emotivo, e in quanto tale in grado di dialogare con la grande produzione contemporanea" 

"uno spettacolo che cerca di identificare nuovi linguaggi espressivi (anche andando oltre la danza tout court) e che esprime con precisione il senso della lotta costante di una donna con il proprio corpo e con il proprio spazio"

Daniela Cecchini, Giudo Di Palma, Nicola Fano, Atxarte Lopez de Munain, Beno Mazzone, Jean-Pierre Sag, Guido Valdini e Tomèo Verges 

"come se corpo e spazio fossero dei limiti da valicare costantemente per stabilire un più profondo contatto con se stessi"

La Repubblica - Palermo 

concetto e coreografia -  Lucia Guarino

musica composta – Marco Momi 

sax baritono , effetti - David Brutti 

durata - '20 min 

organizzazione, amministrazione - Associazione Culturale Nexus

coproduzione - Young Jazz Foligno 

sostegno alla residenza artistica - Spazio Zut . 

Speciali ringraziamenti a - Emma Tramontana , Giovanna Vedovati, Elisa Petrini

 

 

DECALAGE , CADUTE DI STILE                             2016

 

Dècalage è una riflessione sulla nudità intesa come privazione e svuotamento. Privazione come quell’attimo dello scoprirsi spogli e inermi, fatto di perfetta intimità e crudo disagio. Svuotamento come l’uscire da se in un’informe caduta  data da continue micro rotture e sfasamenti.

Un dialogo tra corpo sonoro e corpo umano che avviene in quei territori di confine dove il linguaggio è composto da cadute, lievi spostamenti, separazioni e abbandoni. 

"possiamo definire l'ossessione della metamorfosi come un bisogno violento, che corrisponde a ogni nostro bisogno animale e costringe l'uomo ad abbandonare improvvisamente gesti e atteggiamenti insiti nella natura umana. Il campo dell'informe è, per tanto, un luogo di sopravvivenze". - Georges Didi Huberman - 

APPROFONDIMENTO  

 

Il lavoro è stato mosso dall'ascolto intimo dello stato totale di svuotamento del corpo. Come il movimento interno arriva a deformare l'azione esterna. Un pensiero sul sentirsi cadere, inermi , nudi , spogli e su come il movimento può fare luce al possibile dove improvvisamente appaiono forze in conflitto, tensioni deviate, desideri di cambiamento di direnzione. 

concetto e azioni performative : Luisa Contessa , Fabritia D'Intino , Lucia Guarino , Marcella Mancini.

sostegno alla residenza artistica - Terni Festival \ Teatro Staile Dell'Umbria 

 

OUR STREETS ARE NOT PAVED WITH GOLD         2016

 

Cos’è un corpo estraneo? Che traccia lascia? Che forza emana in uno spazio delimitato da confini? Cosa determina il diverso, lo straniero? Il confine è un limite, una barriera, una frontiera tra cosa? La casa è sempre un rifugio?
Our streets are not paved with gold è una riflessione aperta su queste domande, tradotta in un reticolato di azioni sul come oltrepassare una linea, varcare un confine, approcciare una nuova dimensione e incontrare l’altro, leggendo nella migrazione un atto di fede nei confronti dell’individuo e reinventando una geografia dello spostamento.

APPROFONDIMENTO  

Il progetto è un lavoro creato appositamente per il Terni Festival 2016 . Quattro coreografe\artiste hanno cominciato insieme una riflessione a partire da un paradosso: sviluppare artisticamente questioni inerenti i temi dell’immigrazione, del confine, dei flussi migratori e dei non-luoghi, scegliendo come spazio d’azione un luogo identitario, relazionale e storico ovvero il quartiere di Città Giardino a Terni. La giustapposizione di due realtà così diverse, la scelta di aprire un processo creativo “infinito” a Città Giardino, non è una sfida, né il tentativo di dare risposte. E’ semplicemente una riflessione su lavoro, integrazione, umanità e identità che le artiste hanno scelto di proseguire ponendosi in relazione e in comunicazione con gli abitanti di un quartiere attraverso un linguaggio artistico – se non liquido – morbido, malleabile, sinuoso.

concetto e coreografia -  Lucia Guarino

suono - Stefano Galli 

luci - Michelangelo Bellani 

durata - '20 min 

sostegno alla residenza artistica - Performing Santa Caterina , Il Vivaio del Malcantone . La Società dello Spettacolo , ViaeIndustrie.

 

CUORE MATTO                                                   2015

 

“e il suo animo gemente, contrastato e dolente, era trafitto da una spada” -  Jacopone da Todi - 

Il lavoro coreografico nasce da una prima indagine sulla sacralità del dolore. Accenni e appunti di immaginari intimi rappresentati da un trittico di esercizi sulla più interna origine del lasciareandare.

Una riflessione su come possiamo imparare a spezzare le abitudini di accumulare e perpetuare vecchie emozioni e su come imparare a trattenerci dall’abitare nel passato. Il corpo è attraversato da tre partiture: dolore - lasciare andare – volo, e in queste occupa di nuova presenza lo spazio che viene attraversato da compressioni, martiri, beatitudini, dilatazioni, euforie , lanci e preparazioni accurate a un possibile volo.

APPROFONDIMENTO  

Il progetto è un lavoro site specific creato appositamente per il Festival Performig Santa Caterina. Nasce direttamente in loco dopo una settimana di residenza artistica  all'interno dell'ex chiesta di Santa Caterina in Foligno. Un lavoro che dialoga con il genius loci e i frammenti di affreschi che vi sono all'interno dello spazio.Cuore Matto vuole, attraverso il movimento, tradurre  il più interno e profondo dolore causato dal cosciente e consapevole tentativo di affrontare l’esperienza emotiva del lasciare andare per poi ricercare la grazia e liberarsi. 

Lucia Guarino 

dancer  and  choreographer