DANCE WELL - movement research for Parkinson - 

insegnate Dance Well dal 2018 collaborazione dal 2019 con Lavanderia a Vapore,Torino e Parkinzone Onlus,Roma. 

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www.parkinsongiovani.com

www.piemontedalvivo.it/dance-well-alla-lavanderia-a-vapore

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NON DANZA TERAPIA, MA PRATICA ARTISTICA IN MUSEO. Attivato nel 2013, sulla base di pratiche sviluppate in Olanda, l’iniziativa è arrivata nel 2015 a definire una propria identità; diversamente da pratiche già esistenti, infatti, per Dance Well il fine è l’arte attraverso l’espressione del proprio corpo, i partecipanti sono “dancers”, e proprio come danzatori – non come “persone col Parkinson” – affrontano le classi di danza.
Elemento fondamentale della pratica è il luogo:  fonte di ispirazione per i danzatori; l’ambiente è a tutti gli effetti parte integrante dell’iniziativa e dev’essere artisticamente denso, per essere ispirante, favorire il lavoro di costruzione dei movimenti.
Le classi sono gratuite e aperte a tutti, familiari, amici, danzatori, anziani, cittadini, studenti, richiedenti asilo, cancer survivors, in un vero momento inclusivo, poiché la “classe mista” permette la crescita collettiva, il sostegno reciproco e non emargina nessuno dei partecipanti. 

DALL’ISOLAMENTO ALLA PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA VITA CULTURALE.  

LA MISURAZIONE SCIENTIFICA. Con l’allungamento della vita media le malattie neurologiche vedono un significativo trend verso l’aumento con un impatto negativo sulla qualità della vita e un peso sempre meno sostenibile sul sistema sanitario nazionale. Pertanto diventa di fondamentale importanza la proposta di un modello di integrazione artistico-sanitaria. Sono state misurate le capacità motorie, il benessere psicologico e il comportamento. Dall’analisi dei dati, la proposta Dance Well sembra poter essere ugualmente valida rispetto alla riabilitazione tradizionale e chi sostituisce parte del programma riabilitativo con il programma di danza ottiene, nello stesso periodo di tempo, miglioramenti paragonabili.


VISIBILITÀ. Punto di forza di tutto “Dance Well” sono le storie dei partecipanti e di quanto la danza abbia influito e continui ad influire sulle loro vite: la capacità che la pratica di Dance Well ha di strappare a una quotidianità di esclusione sociale e difficoltà.

 

LINEE GUIDA
L’approccio contestualizzato nella realtà locale e sviluppato dagli insegnanti di Dance Well è particolare rispetto ad altre esperienze internazionali e si caratterizza per alcune specificità:

1) CLASSI DI DANZA. L’obiettivo primo dell’iniziativa è artistico, i benefici di tipo medico, ginnico, sociale, di intrattenimento e altro, per quanto importanti sono comunque aspetti secondari. I partecipanti sono, e vengono chiamati, danzatori e come tali, non come “malati di Pk” né come “anziani”, affrontano la classe di danza.

2) AMBIENTE ARTISTICO: il luogo deve ispirare intimamente i danzatori. L’ambiente deve essere bello, esteticamente/spiritualmente/ artisticamente denso. Non devono essere luoghi ospedalieri, palestre o ambienti “sterili”. L’iniziativa si svolge a Bassano nelle sale del museo Civico, a Schio sul palcoscenico del Teatro Civico a Villa Margherita nella sala conferenze.

3) PIATTAFORMA e non METODO. Partendo da principi e obiettivi condivisi, ogni insegnante crea la propria classe, attraverso musiche, tecniche ed esercizi scelti in base alle proprie competenze e preferenze. Non si vogliono insegnare tecniche specifiche, ma si mira a fornire una serie di strumenti affinché ogni danzatore possa creare il suo movimento, la sua danza impiegando gli strumenti coreografici che conosce. Ogni classe è quindi molto diversa pur partendo da principi comuni. L’approccio non sarà mai frontale (con insegnante che dimostra dei passi in sequenza e i partecipanti invitati a copiare) ma in ogni classe si danza assieme in un flusso continuo di musica e movimento.

4) GRUPPI MISTI: le classi sono aperte a tutti, malati di Parkinson, accompagnatori, giovani, anziani, ballerini, coreografi. La classe dovrebbe cercare di andare incontro alle capacità di tutti, senza annoiare né scoraggiare. Il gruppo misto permette la crescita collettiva, l’inclusione sociale, il senso di appartenenza un gruppo, il sostegno reciproco e non ghettizza.

5) PIÙ INSEGNANTI: un insegnante guida la classe ma ne sono presenti almeno due. Questo facilita la gestione del gruppo, la visibilità del movimento, la coordinazione tra le varie classi nel corso dell’anno. Ogni uno/due mesi cambia l’insegnante che guida in modo che i danzatori siano stimolati a più livelli e da modi di approccio differenti. A volte guidano la classe esterni (danzatori o coreografi di passaggio). Dei feedback costanti tra insegnanti e una formazione artistica e teorica comune sono parte del percorso di crescita che chi si avvicina all’insegnamento è invitato a seguire. Parte delle iniziative comprendono partecipazione a conferenze e workshop internazionali a Bassano del Grappa, Inghilterra, Olanda e Germania.

6) NON C’È GIUSTO NON C’È SBAGLIATO: Gli insegnanti invitano i danzatori che partecipano alle classi a non farsi influenzare da un senso del giudizio esterno. Questo approccio è radicalmente opposto a quanto viene applicato nelle lezioni accademiche di danza dove il raggiungimento di risultati e standard di eccellenza induce i danzatori a sentirsi sempre poco vicini al livello ottimale di esecuzione o prestazione. Ognuno danza con il proprio corpo. Viene proposta l’importanza dell’INTENZIONE DEL MOVIMENTO più che del movimento in sé. Per questo a seconda delle proprie possibilità si può stare seduti o in piedi, alzare il braccio tanto o poco, il destro o il sinistro, senza che questo modifichi il valore artistico e la potenzialità espressiva.

Lucia Guarino 

dancer  and  choreographer